A SCUOLA DI “FAKE NEWS”

Non chiamatele “fake news”

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Personale scolastico

Non chiamatele “fake news”: il fenomeno della pessima qualità dell’informazione online (o information disorder, dove con “disorder” si intende, in inglese, tanto il disordine quanto un disturbo, una malattia) non tocca solo il tema delle notizie false. Si tratta infatti di una faccenda molto più complessa e ampia: riguarda non solo il modo in cui funzionano Internet e i media, ma anche quello in cui funzionano i nostri cervelli e le nostre reti sociali.
Per questo motivo, nella mattinata di venerdì 17 aprile, l’Istituto Tecnico “Giacomo Floriani” di Riva del Garda ha invitato Noemi Urso a parlare con gli studenti delle seconde.
Nell’incontro, durato due ore, si è discusso di bias cognitivi, di camere dell’eco, di propaganda politica, truffe e disinformazione, del sottile confine tra bufala e satira, e in generale del modo in cui i social sono diventati il principale canale informativo della nostra epoca.
Noemi Urso, caporedattrice del sito butac.it (uno dei primi in Italia ad occuparsi di fact-checking) e collaboratrice del portale di divulgazione dell’Ordine dei Medici “Dottore, ma è vero che?”, si è dimostrata la persona ideale  per parlare con i ragazzi di un argomento in cui è essenziale restare sempre aggiornati e attenti. È vero che, per molti versi, i giovani di oggi sono più abili dei loro genitori e nonni a muoversi online, ma d’altra parte spesso rischiano di cadere vittima di notizie e video virali costruiti ad arte per attrarre la loro attenzione.
Certo, le “fake news” sono sempre esistite e sono sempre state uno strumento utile alla politica e agli affari; ma negli ultimi decenni vari fattori concomitanti e interconnessi – come la diffusione di internet, la crisi del  giornalismo tradizionale, l’esplosione dei social network e la facile riproducibilità di ogni prodotto digitale – hanno reso ancor più fondamentale per ogni cittadino la necessità di sapersi “armare” contro i pericoli della  disinformazione.
Al termine delle due ore, i ragazzi si sono confrontati con la relatrice, condividendo le loro esperienze e facendo domande tratte dalla loro vita di tutti i giorni. L’incontro si è quindi dimostrato un’occasione davvero utile per spingere gli studenti a diventare utenti più consapevoli della rete, capaci di muoversi con più attenzione tra le migliaia di stimoli informativi cui sono sottoposti ogni giorno attraverso il cellulare o il computer.

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